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"Il Signore degli Anelli" e la concezione tomista del Male.



La fortunata saga de "Il Signore degli Anelli", costituita dalla trilogia "La compagnia dell' Anello", "Le due Torri" e "Il ritorno del Re", pubblicata tra il 1954 ed il 1955 e che Tolkien stesso dichiarò di aver scritta "per soddisfazione personale, spinto dalla scarsità della letteratura del genere che a me sarebbe piaciuto leggere", ha recentemente bissato il successo letterario con quello cinematografico, con milioni di spettatori in tutto il mondo, ed anche con quello critico, "Il ritorno del Re" avendo ottenuto ben 4 Oscar. Le dimensioni del successo hanno ovviamente spinto a studi e ricerche approfondite, tanto sull'opera quanto sull'autore. E' così inevitabilmente accaduto che - benché l'autore abbia volutamente com'egli stesso dichiarò "...tagliato qualsiasi allusione a cose tipo la religione oppure culti e pratiche, nel mio mondo immaginario" - la matrice della sua profonda fede cattolica erompa di fatto prepotentemente. Già Padre Gordon Murray, Gesuita, grande amico del professore di filologia di Oxford ed importante critico, osservava la presenza costante della concezione cristiana della "Grazia" e la vicinanza della figura femminile di Galadriel con quella della Madonna. Ciò è evidente con ancor maggiore chiarezza per quanto concerne la concezione del "Male" che riprende - a mio avviso - addirittura sin nel dettaglio quella tomista. "Il "Male", propriamente parlando non è nulla; esso è molto più una mancanza di essere che un essere." Così la sintesi della concezione tomista di Male in Etienne Gilson, uno degli studiosi più autorevoli di San Tommaso d'Aquino. E così è ne "Il Signore degli Anelli", dove, tramite la possessione, il Male coincide anzitutto con la perdita di sé, della propria personalità, del proprio "io", ed il suo accrescimento porta addirittura alla perdita della propria persona fisica, gl'esseri più posseduti, i nove cavalieri dell' "Anello" ad es. ne sono privi, come ne è privo Sauron, l' ex essere più saggio e luminoso che il Male ha corrotto e reso il Signore dell'oscurità. La simiglianza con il personaggio cristiano arcangelico di Lucifero non può qui sfuggire. Si è in perfetta sintonia con l'affermazione di Tommaso alla Quaestio I del "De Malo": "...si dice male ciò che si oppone al bene; onde bisogna che il male sia ciò che si oppone all'appetibile in quanto tale. Ma è impossibile che ciò sia qualcosa." Il Male, come proprio questi esseri testimoniano, è mancanza di ordine al fine proprio liberamente voluta da una creatura razionale, Summa Theol. I, Q.48, art.6. "Ma il Male, in quanto tale, non può essere perseguito, né in qualche modo voluto o desiderato, perché l'essere desiderabile ha natura di bene, a cui si oppone il male in quanto tale. Onde vediamo che nessuno compie un male se non mirando a qualche bene, come gli sembra, per esempio all'adultero il bene sembra consistere nel fruire di un piacere sensibile e, per questo motivo, commette adulterio" "De Malo" Q I, art.3. Ma così, in tutte le nature razionali può esistere e di fatto esiste il Male e soprattutto la lotta tra il Bene ed il Male, di cui la coscienza singola è il campo di battaglia. Ma anche questo è quanto si osserva in tutti i personaggi del "Signore degli Anelli" nessuno escluso: da Frodo a Gandalf, a Gambasso. L'agire è un tendere verso l'uno o l'altro dei due poli, un agire che crea un "habitus", un tendere, un rafforzamento al tendere verso l'uno o l'altro, una assuefazione. Ma qui siamo di nuovo tanto in Tommaso, quanto nella celeberrima saga. Nessuno è escluso da questa lotta intrinseca e radicale, sempre assai forte, ed in essa si misura la forza spirituale dei soggetti. Essa può portare alla scissione radicale dell' "io" stesso, di cui testimonia Gollum, sempre in dibattito interiore con il proprio alter ego. Ma su Gollum Tolkien mette in bocca a Gandalf il savio le parole: "... non bisogna ucciderlo perché non c'è qualcuno che sia totalmente cattivo e penso che anche lui avrà ancora un ruolo in questa storia...". L'eco bibblico "nessuno tocchi Caino" è presente, ma di più Tommaso, cui la citazione stessa di Tolkien sembra presa: "Non esiste un male che corrompa totalmente il bene; poiché almeno il soggetto in cui il male risiede è un bene."
francesco latteri scholten.

P.S. Tra i testi critici sulla religiosità di Tolkien e de "Il Signore degli Anelli" recentemente pubblicati segnalo: "La spiritualità del Signore degli Anelli" di Irene Fernandez; "Il fuoco segreto"  di Stratford Caldecott; "Tra San Francesco e Tolkien" di Guglielmo Spirito e "L'Anello e la Croce" di Andrea Monda.

Pubblicato il 19/12/2012 alle 11.47 nella rubrica diario.

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