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Concezione teologica e sistema politico: perché sono con lo pseudo dionigi e l'aquinate. Le loro contraddizioni.



L'approccio ad una concezione di Dio può essere di vario tipo. L'approccio della fede, quello rivelativo, quello dello studioso di Dio, quello del filosofo, per il quale "Dio" può anche essere semplicemente il parametro fondante o reggente di un sistema filosofico. Qualunque esso sia, esso implica invero un sistema politico e questo spiega anche le grandi guerre di religione della storia di pressocché tutti i popoli. Nell' Antico Testamento, Dio nega la visione del proprio volto all'uomo: "Io passerò e ti coprirò con il palmo della mia mano, quindi potrai vedermi di spalle, perché non è dato all'uomo di vedere Dio e restare in vita", sono le parole che Dio dice a Mosé. Coerentemente a Mosé Dio nega di farsi una immagine di Lui. Si tratta di una concezione che racchiude una verità di fondo espressa bene da Sant' Agostino in un famoso aneddoto: si trovava un dì sulla spiaggia a passeggiare e lì vide un fanciullo intento a versare con un secchio l'acqua del mare in una buca scavata nella sabbia della spiaggia. Cosa fai di bello? Non lo vedi? Metto il Mare in questa buca. Rise il santo: ma come non vedi come è grande il Mare e tu vuoi metterlo in questa buca? E come poi, con un secchiello? Rise il fanciullo: e tu allora che vuoi far entrare Dio nella tua testa?. Dio è incommensurabile all'uomo, per questo le Sue Vie sono imperscrutabili. L'uomo non è capace di Dio, per questo è necessario che sia Dio a rivelarsi all'uomo, è necessaria la sua Kénosi perché l'uomo possa incontrarlo, possa - nei suoi limiti umani - conoscerLo. Per questo, come vuole l'aquinate, l'uomo, nella sua condizione di viatore, può conoscere Dio solo indirettamente a partire dal creato, tramite le famose "cinque vie". Ebbene a questa concezione di Dio corrisponde, già nell' A. T., un sistema politico preciso: quello dei "Giudici". Appena però viene a mancare, sia pure solo momentaneamente, la presenza di Mosé, la sua guida illuminata ed illuminante, il popolo si prostituisce e si erige una immagine di Dio: un vitello d'oro. L'ira di Dio è per la prostrazione dell'uomo ad un idolo, ma a questa prostrazione, ossia a qualsiasi idolatria, corrisponde il totalitarismo politico. Infatti il popolo si ribellerà e chiederà un re, "al pari di tutti gl'altri popoli". Ma, gl'altri popoli, sono popoli pagani e dunque idolatri, pagani dunque non adoratori del Vero Unico Dio. Il profeta andrà da Dio e farà presente la richiesta del popolo, che a Dio non piace e dalle cui nefaste conseguenze Egli mette in guardia il profeta. Questi, tornato dal popolo annuncerà la volontà di Dio, ma poi, tornerà a Dio per riferire il rigetto della sua volontà da parte del popolo. Dio acconsente al popolo, avranno un re, con tutte le conseguenze nefaste che ciò implica. Compare così Saul, il primo re. Gli seguiranno Davide e Salomon. Accadrà qualcosa di simile anche nel monoteismo filosofico antico della grecità classica, quello professato da Socrate e poi da Platone, in aperto contrasto alla cultura greca classica, una cultura politeista che aveva condannato Socrate. Ciònonostante il sistema platonico avrà la meglio e vincerà i suoi antagonisti che sono il politeismo sul piano religioso e la corrente sofistica su quello filosofico. Esso sarà per un verso ammirato, per l'altro contestato e contrastato già dall'antichità. Lo ammireranno i credenti delle religioni monoteiste, i teologi cristiani arriveranno addirittura a copiare la concezione unitrinitaria di Dio proprio dal "Parmenide" di Platone, l'islam farà di esso un punto di riferimento costante, come anche l'ebraismo. Molte delle contese storiche tra le tre religioni saranno contese culturali sulla interpretazione o sulla adesione o meno al platonismo ed ai suoi modi. Già i sofisti avevano contestato a Platone il totalitarismo politico del suo sistema. La denuncia definitiva verrà, in epoca moderna da Nietzsche, Heidegger e molti altri tra cui il nostro Galimberti. A ragione quest'ultimo nel suo "Il tramonto dell'Occidente" osserva come sia in realtà tradita dal grande ateniese la sua concezione di Dio più alta quella de "La repubblica", proprio nel celeberrimo mito della caverna. Ebbene, proprio lì Dio è concepito, in realtà, come "sommo ente". Ma, l'ente, il primo concetto della mente umana, è un quid a cui non è assolutamente riducibile Dio, per i motivi evidenti citati nell'aneddoto di Sant'Agostino. Di più: l'uomo stesso è irriducibile all'ente: tanto il "soggetto" quanto l' "altro". Sarebbe un reificare Dio o l'uomo: un ridurli a "cosa", a "res". Qualsiasi costrutto politico derivante è, di necessità, un sistema politico totalitario. E, di fatto, "La repubblica" platonica è un sistema totalitario. Di fatto Platone fu amico e parente di alcuno dei "trenta tiranni". Le teologie più condivisibili sono allora quelle dello pseudo Dionigi, la teologia negativa, sviluppata proprio partendo dalla considerazione della incommensurabilità di Dio per l'uomo, e quindi, di riflesso, dalle considerazioni di ciò che Dio necessariamente non è né può essere. "Dio è assolutamente incomprensibile ai sensi ed alla ragione: poiché non si può conoscerlo non si può nominarlo (...) Dio è al di là delle negazioni come delle affermazioni (...) Causa inaccessibile degli esseri, egli trascende contemporaneamente la loro affermazione e la loro negazione (...) Poiché soltanto Dio si conosce, solo Lui può farsi conoscere da quelli che lo cercano con modestia" (lo pseudo Dionigi in "La filosofia nel Medioevo" di Etienne Gilson). Uno dei più autorevoli commentatori dello pseudo Dionigi è proprio San Tommaso d'Aquino e l'influsso avuto è evidente. Per l'aquinate nella nostra condizione di viatori non è possibile conoscere Dio se non indirettamente tramite le "cinque vie". Tommaso però, per ragioni diverse - da ricercarsi, secondo lui, in un miglior ordinamento civico e morale - opta poi per il sistema politico della monarchia. Si tratta di un sistema illuminato e non della sua degenerazione tirannica, che l'aquinate nega espressamente e con decisione giungendo ad ammettere il tirannicidio. Alla concezione teologica dello pseudo Dionigi, come a quella dell'aquinate corrisponderebbe in modo più proprio però quel sistema politico cui si connetteva già l'analoga e più antica concezione veterotestamentaria, quella dei giudici, ovvero quella repubblicana.
francesco latteri scholten (17.8.2011).

Pubblicato il 17/8/2011 alle 11.17 nella rubrica diario.

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