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Agostino di Ippona ed il "Sommo Ente".

 

Sant'agostino, tra i diversi, ci narra un aneddoto denso di significato filosofico. E' necessario però per darne la giusta significazione filosofica fare un passo indietro e tornare ai tempi di Aristotele. In particolare bisogna fare riferimento, per semplicità, al grandissimo testo anzitutto scientifico, prima che filosofico, del "De Anima", le cui osservazioni scientifiche sono sempre state confermate nel corso di secoli e millenni e sono tuttora accettate dalla medicina contemporanea. Ciò ci è necessario per acquisire il concetto più ben formulato che la filosofia abbia dato di Ente, anche se probabilmente inizialmente potrà sembrare che si divaghi un pò, ma si vedrà che così non è. Aristotele parte dalla celeberrima tripartizione dell'anima in vegetativa, sensitiva e razionale, sulla base di osservazioni tecniche fatte sugli organismi viventi. Egli si avvia poi alla prosecuzione con l'altrettanto famosa osservazione che come il triangolo costituisce la figura di base della geometria, alla quale tutte le altre possono lasciarsi ridurre, e le quali tutte quindi lo comprendono, così l'anima vegetativa è quella più semplice ed implicata e contenuta in qualche modo in tutte le altre. Egli disamina quindi prima l'anima vegetativa, poi quella sensitiva ed infine quella razionale. A proposito di quella sensitiva egli analizza il fenomeno della percezione. Per lo stagirita, nella percezione è necessario un rapporto tra percepito e percepiente, ad esempio tra suono ed udito, luce e vista, in quanto un percepito troppo debole non è in grado di essere rilevato dall'organo, mentre uno troppo forte lo danneggia. Chiarito questo egli osserva che vi è un "atto primo" del percepire nel quale non vi è alcuna distinzione tra percepiente e percepito, tra soggetto ed oggetto, ma che entrambi li comprende. Esso precede la distinzione soggetto oggetto e quindi la loro relazione, che è l'atto immediatamente successivo. Analogamente accade per l'anima razionale. Esiste cioé un atto assolutamente primo della coscienza, il quale precede la distinzione soggetto oggetto, la loro relazione e tutte le successive, l'atto primo della coscienza, il quale pone il concetto primo di essa, il concetto a monte anche della distinzione tra soggetto ed oggetto, e che li comprende entrambi, indistintamente. Il concetto assolutamente primo il quale comprende tutto ciò che è: è questo l' Ente. L'aneddoto di Sant'Agostino non è meno noto. Pare che egli stesso lo abbia narrato sostenendo di non poter essere certo del fatto di essersi trattato di realtà o di una visione. Il fatto è presto detto. In una bella giornata il nostro si era recato in spiaggia per una passeggiata, aprofittando di avere del tempo libero. Si era così trovato solo, lontano dall'abitato, assorto nei suoi pensieri. La sua conversione era già avvenuta, in maniera ormai ferma e convinta. Ad un certo punto vede sulla riva un bambino, il quale, felice, prende con un secchio l'acqua del mare e la riversa nella grossa buca che ha scavato nella spiaggia. Agostino lo osserva per un pò, poi gli chiede: "Cosa fai di bello?" Ed il bambino, di rimando, con un sorriso di una soavità che il filosofo ormai credente ancora non aveva mai visto: "Non vedi, metto il mare in questa grossa buca che ho scavato." Agostino risponde con un sorriso ilare: "Ma non vedi come è grande il mare, come vuoi farlo entrare in quella buca? E poi come, con il secchiello?" Il bambino gli rispose con un sorriso eguale al suo: "E tu allora che vuoi fare entrare Dio nella tua testa, con i tuoi concetti!". La sorpresa volle fargli fissare il bambino, ma questi non c'era più. C'erano solo il mare, immenso, calmo e placido, senz'onda, ed una grossa buca piena d'acqua nella spiaggia. Se ora applichiamo l'aneddoto di Agostino alla trattazione scientifica di Aristotele, ne ricaviamo che Dio è irriducibile all'Ente e quindi a qualsiasi concetto della mente umana. Un millennio e molti secoli dopo un altro filosofo, stavolta più nordico, il grande filosofo di Koenigsberg, Immanuel Kant, dimostrerà che la mente umana a proposito di Dio cade inevitabilmente e necessariamente in antinomia: Dio è massimamente pensabile e massimamente inconoscibile. Dio dunque è conoscibile dall'uomo solo nella misura in cui Egli voglia rivelarsi ad esso, e nella misura in cui questi voglia accettare la Sua rivelazione.

francesco latteri scholten.

Pubblicato il 16/3/2011 alle 18.33 nella rubrica diario.

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