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L’ultima tentazione di ns. Signore Gesù Cristo.

Si è molto discusso e si discute molto sulle tentazioni di ns Signore, spesso in maniera anzitutto blasfema, ma - prima di ciò -, in realtà, puerile. Ci si è anche scandalizzati. Anche qui in modo puerile. E’ necessaria infatti una confrontazione serena con il testo, una conoscenza dell’essenza di un cammino spirituale, e quindi quella di cosa si intenda con i termini “tentazione” e “ultima”. Per il testo si rinvia a quello di S.Luca in quanto in esso si ha una coincidenza: qui la tentazione che è ultima perché più radicale è anche quella che è ultima in senso cronologico in quanto essa si ripresenterà, mutatis mutandis, sulla croce:
 
4, 1-15. Gesù, pieno di Spirito Santo, si allontanò dal Giordano e fu condotto dallo Spirito nel deserto dove, per quaranta giorni, fu tentato dal diavolo. Non mangiò nulla in quei giorni; ma quando furono terminati ebbe fame. Allora il diavolo gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, di' a questa pietra che diventi pane". Gesù gli rispose: "Sta scritto: Non di solo pane vivrà l'uomo". Il diavolo lo condusse in alto e, mostrandogli in un istante tutti i regni della terra, gli disse: "Ti darò tutta questa potenza e la gloria di questi regni, perché è stata messa nelle mie mani e io la do a chi voglio. Se ti prostri dinanzi a me tutto sarà tuo". Gesù gli rispose: "Sta scritto: Solo al Signore Dio tuo ti prostrerai, lui solo adorerai". Lo condusse a Gerusalemme, lo pose sul pinnacolo del tempio e gli disse: "Se tu sei Figlio di Dio, buttati giù; sta scritto infatti: Ai suoi angeli darà ordine per te,
perché essi ti custodiscano; e anche: essi ti sosterranno con le mani, perché il tuo piede non inciampi in una pietra". Gesù gli rispose: "È stato detto: Non tenterai il Signore Dio tuo". Dopo aver esaurito ogni specie di tentazione, il diavolo si allontanò da lui per ritornare al tempo fissato. Gesù ritornò in Galilea con la potenza dello Spirito Santo e la sua fama si diffuse in tutta la regione. Insegnava nelle loro sinagoghe e tutti ne facevano grandi lodi.
 
Il primo attore è - come si vede - lo Spirito, appena ricevuto in pienezza con il battesimo. La sua azione è quella di spingere verso uno dei luoghi simbolo in tutte le religioni: il deserto. Questo è, insieme alla montagna, il luogo eminente dell’incontro con Dio. Mentre tuttavia la montagna è il luogo in cui è data accentuazione alla presenza di Dio ed alla sua rivelazione all’uomo, si pensi a Mosè ed alle tavole, il deserto connota il luogo ove l’uomo è confrontato anzitutto con sé, e quindi attraverso questa prima confrontazione a quella con Dio. La confrontazione con sé è l’interrogazione su di sé, sul proprio senso, su quello della propria esistenza, in una parola sulla propria vocazione. Non si tratta di una realtà astratta, idealistica, filosofica. Si tratta - S. Ignazio di Loyola ce lo insegna - di un fatto assai reale e concreto, originante dalla nostra natura stessa (si apre così l‘orizzonte del diritto naturale). Essa scaturisce dalla direttrice che si evince dalla armonizzazione di quelle forze da cui siamo agiti. Il Cristo nella Gloria dell’ Apocalisse, raffigurato con i quattro esseri - l’aquila, il toro, il leone, e l’uomo - è colui che è riuscito proprio in ciò e quindi è “pantocrate”: solo a Dio è dato infatti il riuscire pienamente in questo. Si è così evinto il significato vero di tentazione: essa è tentazione inerente alla propria vocazione, essa è quanto può distoglierne. Ultima è quella che ne distoglierebbe in maniera radicale e definitiva. Le “tentazioni” descritte da S. Luca sono tutte caratterizzate da questa connotazione. Sono caratterizzate inoltre, come sempre accade quando opera lo spirito d’iniquità, dalla menzogna. La menzogna è menzogna vera, quindi non palese, ma sottile, essa infatti va a falsare il piano delle cose. “Trasforma questo sasso in pane” va in realtà a falsare l’accezzione della divinità riducendola ad una connotazione materialistica: la divinità finalizzata al soddisfacimento delle esigenze materiali terrene dell’uomo. Un concetto falso di Dio che aprirebbe, qualora accettato uno iato incolmabile tra Dio e l’uomo. Similmente la seconda: “Ti darò tutti i regni della terra …” . Qui è negata - adesso più palesemente - la dimensione della spiritualità, il regno è quello intramondano, siamo al cosìddetto messianismo politico. La dimensione e l’orizzonte è in realtà quello satanico del potere per il potere. E’ l’orizzonte aperto anche dall’ultima tentazione “gettati dal pinnacolo del tempio …”, che tornerà poi con l’equivalente “scendi ora dalla croce …”. Sull’orizzonte che questa aprirebbe è facile fare un quadro concettuale. Lo si immagini con un breve salto della fantasia. Cosa ci mostrerebbe? Risposta: una specie di “Supermann” dei cartoni animati. Un Supermann che se facciamo i bravi forse ci dà un premio e se facciamo i cattivi ci dà le super pòpò. L’orizzonte che si apre è quello in cui tra un simile essere e l’uomo c’è un abisso incolmabile. Un orizzonte di puro positivismo e diritto positivo, di potere per il potere, un orizzonte nel quale - di nuovo - ogni spiritualità è in realtà negata. Saremmo totalmente fuori dall’orizzonte biblico nel quale Dio incarnandosi non solo si mostra all’uomo, ma al tempo stesso mostra l’uomo all’uomo. Nell’orizzonte che questa tentazione aprirebbe l’uomo potrebbe però obbiettare - a profonda ragione - un fatto fondamentale: “Questa tua legge è, appunto, tua. Io non posso né scendere dalla croce, né lanciarmi dal pinnacolo del tempio senza sfracellarmi. Essa non è e non sarà mai mia.” L’abisso tra Dio e l’uomo sarebbe così totalmente compiuto con una legge che negherebbe in realtà tanto l’uomo quanto Dio.
francesco latteri scholten.

Pubblicato il 13/2/2010 alle 18.41 nella rubrica diario.

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