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"Io fui de li agni de la santa greggia che Domenico mena per cammino u ben s'impingua se non si vaneggia..." Blog di francesco latteri scholten
Aristotele e San Tommaso d'Aquino: mai stati dogmatici (di contro alle loro scuole).
post pubblicato in diario, il 24 novembre 2013
Come quella di ogni tempo, anche la cultura moderna ha spesso le sue lacune ed i suoi pregiudizi e perciò opera delle attribuzioni radicalmente false ed attribuisce ad altri ciò che magari invece già spettava agli antichi. E' quanto accade spesso ad es. con Aristotele uno dei ricercatori e sperimentatori più grandi tacciato spesso, a causa dei suoi seguaci di epoca successiva, di dogmatismo. Accade così che attribuiamo oggi, ad es, a Darwin concetti e teorie evoluzionistiche che invero furono già di Aristotele. E' stato infatti lo stagirita il vero fondatore della Embriologia e della Paleontologia, e, quando Alessandro Magno, di cui il nostro fu precettore, inviava i pionieri per le avanscoperte militari, lui gl'affiancava scienziati suoi collaboratori incaricati di studiare flora e fauna e reperti e riportarli. Dall' Embriologia e dalla Paleontologia, come oltre duemila anni dopo Charles Darwin, Aristotele ricaverà il concetto dell'evoluzione della Vita dalle forme più semplici a quelle più complesse, cosa che enuncerà tra l'altro nel suo celeberrimo "Perì Psyches" noto col titolo latino di "De Anima". Un testo fondamentale - e tutt'altro che antiquato come si vede - non solo per la Filosofia, in cui si riprende anche la nozione di tripartizione del sistema nervoso in vegetativo, sensitivo e razionale, anch'esso confermato dalla medicina contemporanea. Non un "dogmatico", neppure con la "d" minuscola, ma un grandissimo sperimentatore che mai avrebbe accettato di lasciarsi imbrigliare - e soprattutto di lasciare imbrigliare il proprio pensiero - da un dogma qualsivoglia e meno che mai religioso, tant'è che fu accusato, tra l'altro, di "irreligiosità", accusa gravissima all'epoca. Similmente San Tommaso d'Aquino, uno degli studiosi più autorevoli del Grande Maestro, e sicuramente il più importante della sua epoca. Mezzo italiano e mezzo tedesco nonché cugino dell'imperatore tedesco regnante all'epoca, Tommaso si accinse, sotto la guida del suo Maestro Sant'Alberto Magno, allo studio di Aristotele quando era ancora all'indice e lo fece sui testi arabi, gl'unici disponibili. In contrasto alle direttive della Chiesa di allora - ancora impegnata nelle crociate - tramite contatti con gl'arabi riuscì da loro a procurarsi i testi greci del Grande Antico. Li tradusse servendosi di un suo amico importante professore di greco: sono i primi testi delle opere di Aristotele finalmente di nuovo disponibili in Occidente. Il contatto con gl'arabi non fu per Tommaso semplicemente l'occasione del recupero di Aristotele e del confronto con lo stagirita, bensì quello, ben più vasto, con la cultura e la filosofia dei grandi Maestri Orientali, dal cui confronto originano anche direttamente dei lavori filosofici. Due fugure titaniche dunque caratterizzate da una estrema ampiezza di orizzonti e di vedute, con le quali la "Modernità" farebbe assai bene ad operare una riconsiderazione ed una radicale rivalutazione, non all'insegna - si capisce - di un conservatorismo fuori luogo, ma del più autentico progressismo: quello che fu loro proprio.
francesco latteri scholten.
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