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"Io fui de li agni de la santa greggia che Domenico mena per cammino u ben s'impingua se non si vaneggia..." Blog di francesco latteri scholten
Jean Paul Sartre, San Tommaso d'Aquino e l'illuminazione divina.
post pubblicato in diario, il 19 luglio 2011

Oggi in tempo di ateismo rampante, di assolutizzazioni edonistiche, parlare di Dio e più ancora forse di "Illuminazione divina" può forse sembrare un deciso anacronismo. O, forse una impellente necessità. Se infatti la concezione di Dio è quella antica, classica, del grande stagirita, si comprende subito che la questione non è quella di un culto ad una entità esterna ed estranea all'uomo. Per Aristotele infatti Dio è vita e lo è in sommo, massimo ed eccellentissimo grado. Una concezione che San Tommaso d'Aquino e con lui il cristianesimo, ma anche le altre religioni condividono. Dunque Dio è Vita e lo è eminentemente, anzi propriamente bisognerebbe dire - precisa lo stagirita - che solo Dio è propriamente Vita. Ovviamente, anche se ad un livello decisamente inferiore, anche l'uomo è vita, pur potendo solo poche volte e per pochi istanti nel corso della sua esistenza assurgere in infimo modo a quella pienezza di Pensiero e Azione che appartengono alla divinità. Ma, così concepito, il discorso di Dio, il Theo Lògos, non riguarda semplicisticamente, come molto ateismo ingenuo crede o finge di credere, un quid concernente una entità estranea all'uomo. No, così concepito il discorso di Dio, il Theo Lògos, è quanto di più intrinsecamente concerni l'uomo, la sua vita, il suo pensare ed agire. Avere come riferimento primo Dio è avere come riferimento primo la Vita, tutta la vita, di tutti. E' questa la vera sapienza anche per la Bibbia, già nell'Antico Testamento. Lì lo si celebra con il famoso esempio di Suliman il magnifico, l'uomo che prega Dio e non chiede ricchezze o vendette o glorie, ma Sapienza per condurre bene agl'occhi di Dio il suo popolo. Dio gliela concesse. Appena ottenuta essa viene subito applicata in una azione di governo e di giustizia: due donne rivendicano per proprio uno stesso infante. Suliman ordina alle guardie di prendere il bimbo, porlo su di un tavolo e con la scimitarra tagliarlo sagittalmente in due e darne metà a ciascuna. Al che, una delle due donne, inorridita, rinuncia alla propria metà pur di salvare il bambino. Suliman ordina che il bimbo sia affidato a questa. La vera Sapienza, il vero timor di Dio è, anche qui, mettere al centro Dio, avere Dio come riferimento primo, ovvero avere come riferimento primo la Vita. Avere la Vita come riferimento primo del proprio pensare e quindi agire. Il nostro pensare ed il nostro agire si succedono entrambi senza posa di istante in istante, di ora in ora, di giorno in giorno. Essi hanno sempre dei riferimenti, spesso consci, molte volte anche inconsapevoli. Essi muovono senza sosta e muovono in delle direzioni precise, che lo si sappia o no. Ecco allora la necessità di riflettere su di sé, di prendere una coscienza più piena di sé. Ecco la necessità di indirizzare il nostro pensare ed agire. L'indirizzamento reiterato del nostro pensare ed agire origina in noi l' "Habitus", come volevano i filosofi antichi come voleva anche l'aquinate. Oggi diremmo il modus del pensare e dell'agire. Oggi però, per altre vie, queste concezioni antiche tornano. Esse hanno un ruolo importante nelle corrente filosofica fenomenologico esistenzialista. Tornano a partire dalla riflessione sul soggetto impostata da Edmund Husserl. Ed il ritorno è duplice. Da una parte l'esistenzialismo non credente specie con Jean Paul Sartre giunge a riformulare, partendo da Husserl ed Heidegger, il concetto di "Qualité". Il nome è diverso, l'elaborazione non del tutto, ma si tratta proprio del concetto di "Habitus" formulato da San Tommaso d'Aquino. Su di esso Sartre costruirà la sua morale esistenzialista, quella celeberrima dei "Cahiers pour une morale" editi postumi, una morale "rivoluzionaria". Ma un rivoluzionario vero, a detta anche di alcuni Santi del mondo contemporaneo, era anche ns. Signore Gesù Cristo. Ma, nella stessa corrente filosofica, tornerà direttamente proprio l' "Habitus" della concezione classica. Lo porterà una delle più importanti filosofe del Novecento, l'allieva ed assistente di Husserl Edith Stein - oggi Santa, martire e dottore della Chiesa - grazie al confronto approfondito dei nuovi temi con il "De Veritate" di San Tommaso d'Aquino. Dunque nella misura in cui l'uomo si impegna a mettere quale riferimento primo del suo pensare ed agire la Vita, in quella misura egli sviluppa e fa proprio un pensare ed agire sempre più pieno e che lo porta ad un vivere sempre più autentico e vero, tanto in rapporto a sé, quanto agli altri, quanto, soprattutto, in rapporto a Dio. La tesi antica della "Illuminazione divina" dunque è vera, anche oggi. E, la questione Theo Logica è la più fondamentale, anche per l'uomo di oggi. Solo Dio è propriamente Vita e lo è eminentemente, ma inteso in questa accezione, oltre Edith Stein, anche grandi filosofi e filosofe laiche lo hanno posto al primo posto del proprio pensare ed agire, lo hanno fatto ad es. Jean Paul Sartre e Simon de Beauvoir, la sua compagna: "Siamo atei, anche se più volte abbiamo vissuto come se Dio ci fosse ..." Solo Dio è Vita e lo è eminentemente e perciò mettere Dio come riferimento primo della propria vita porta ad una vita piena, vera. E, più si fa di ciò un "Habitus" o "Qualité", più si acquisisce in pienezza e Verità.

francesco latteri scholten.

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