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"Io fui de li agni de la santa greggia che Domenico mena per cammino u ben s'impingua se non si vaneggia..." Blog di francesco latteri scholten
“Le radici d’ Europa.”
post pubblicato in diario, il 12 febbraio 2010

 

 
“Ma com’era cominciato tutto? Europa, verso l’alba, dormendo nella sua stanza al primo piano del palazzo reale, aveva avuto un sogno strano: si trovava fra due donne, una era l’Asia, l’altra era la terra che le sta di fronte, e non ha un nome. Le due donne si battevano, con violenza, per lei. Ciascuna la voleva per sé. L’Asia sembrava a Europa una donna del suo paese; l’altra era per lei una totale straniera. E la straniera, alla fine, con mani possenti la trascinava via. Per volere di Zeus, diceva: Europa sarebbe stata una fanciulla asiatica rapita da una straniera. Il sogno era nettissimo, come una scena del giorno. Europa si svegliò spaventata e rimase a lungo seduta sul letto, in silenzio. Poi era uscita, come sempre, con le sue compagne. Alla foce del fiume, fra le rose e lo scrosciare delle onde, Europa si aggirava con il suo canestro d’oro. Nella prateria apparve untoro di colore biondo con un cerchio bianco sulla fronte. Emanava un profumo che copriva quello dei fiori. Si fermò dinanzi a Europa e le leccò il collo. Lei lo accarezzava, e intanto asciugava la schiuma che colava abbondante dalla bocca dell’animale. Il toro le si inginocchiò davanti, parendole la groppa. E, come lei fu montata, balzò verso il mare. Europa, atterrita, guardava verso la spiaggia, chiamava le compagne, tendendo un braccio nel vuoto. Poi, già in mezzo alle onde, con una mano, si aggrappava al grande corno, con l’altra teneva sollevato e stretto al petto il bordo del peplo. E, dietro le sue spalle, il peplo si era gonfiato in una vela purpurea. (Roberto Calasso, Le nozze di Cadmo e Armonia)”. Europa: una figlia dell’Asia, rapitale da Zeus. Così la mitologia greca. E, nella Grecia antica indubbiamente affondano le radici d’Europa. “Ma com’era cominciato tutto?” Dal confluire di due fiumi: grecità e giudaismo. Questi affondano entrambi le loro radici nell’ Asia, dunque il mito dice il vero. Roma. Roma prima con condiscendenza, poi con finzione ed inganno e quindi con la forza ha preso a sé la cultura greca: di nuovo il mito dice il vero. A Roma, lì, allora, erano giunti i primi discepoli del Messia: S. Pietro e S. Paolo. A Roma la confluenza tra i due fiumi, iniziata con Paolo all’Areopago, continuata da S. Giovanni nel “Prologo” è portata avanti. Essa culminerà nelle “Confessioni” e ne “La città di Dio”. E’ l’epoca della caduta di Roma: il sacco è del 410. La vera Urbe, quella repubblicana è già caduta dai tempi di Cicerone. Da allora “La Cultura”, quella vera - tanto greca quanto cristiana -, è vissuta in clandestinità, perseguitata dall’impero e dalla sua barbarica ideologia materialista prima, dai barbari veri e propri poi. C’è un monaco che nasce nel 480. Di nuovo un monaco, anche prima, ai tempi del Messia, erano stati i monaci a Qumran a custodire la cultura dalla barbarie. Erano stati sempre loro ad istruire Maria, la madre del Messia, e, pare anche lo stesso Messia. Il monaco nato nel 480, nel 529, a Montecassino fonda un proprio Ordine ed un proprio monastero, il suo nome è Benedetto ed i suoi monaci i Benedettini. Tutto ciò che oggi ci rimane della cultura è quello che questi monaci hanno saputo salvare dalla furia barbarica. Altre cose riusciranno a salvarsi solo grazie all’ Islam, dovremo - per esempio - aspettare S. Alberto magno e S.Tommaso per, tramite gl’arabi, tornare in possesso dei testi di Aristotele. La cultura che la barbarie aveva distrutto e che solo a stento nella tecnica la modernità è riuscita a recuperare è immensa: già era stato misurato con un errore di solo mezzo stadio il diametro della terra; solo la relatività è riuscita parzialmente a recuperare il metodo di Archimede … . La cultura umanistica e religiosa è rimasta quasi integra, ma è proprio quella più perseguitata da una “modernità” che pare ancor più barbarie. Una modernità accecata, al pari della barbarie antica, dal proprio materialismo e dal proprio culto dell’esteriorità. Come l’ “Edipo” , l’uomo senza interiorità. Ma, “in interiore hominis habitat veritas” scriveva a ragione S.Agostino. E’ quello che - con altre parole - stava scritto sull’ “Oracolo di Apollo” a Delfi: “conosci te stesso”. E l’Oracolo di Delfi, a cospetto del quale ci si trovava a cospetto di uno specchio, era grande nel mondo della cultura antica.
francesco latteri scholten


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permalink | inviato da frala il 12/2/2010 alle 22:10 | Leggi i commenti e commenta questo postcommenti (1) | Versione per la stampa
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